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La riforma Alfano è quella di Boato

Per la prima volta, dopo più di dieci anni, la riforma della giustizia non si risolve in annunci e proclami ma è articolata in un testo organico che esprime a chiare lettere le linee essenziali di rivoluzione del sistema e con il quale è possibile per tutti confrontarsi.È, in effetti, un disegno epocale, come promesso, perché prospetta un cambiamento radicale dell’ordine delle cose e della cultura della giustizia in Italia, nel segno già tracciato dal codice accusatorio e, soprattutto, dall’introduzione dei principi del giusto processo realizzata nel 1999 con la modifica dell’articolo 111 della Costituzione.Riforma epocale ma non così eccentrica e straordinaria rispetto al panorama dei disegni di modifica del sistema che si sono susseguiti da un paio di decenni.Anzi, a ben guardare, le linee del progetto di Angelino Alfano ricalcano le orme dell’esperimento tentato da Marco Boato nella Commissione Bicamerale per la riforma della seconda parte della Costituzione, istituita nel 1997 con il Governo guidato da Romano Prodi e presieduta da Massimo D’Alema.

Distinzione delle funzioni dei magistrati, articolazione del Csm in due sezioni, una per i giudici e l’altra per i pubblici ministeri, istituzione di una Corte per i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, obbligatorietà dell’azione penale: questi i punti essenziali del progetto Boato, enucleati nel Titolo VII del testo licenziato dalla Commissione Bicamerale il 4 novembre 1997.Separazione delle carriere dei magistrati, divisione del Csm in due distinti organi di governo, uno per i giudici e l’altro per i pubblici ministeri, istituzione di una Corte per i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, riserva di legge per la determinazione dell’esercizio dell’azione penale: queste le linee di modifica del sistema del progetto Alfano.Differenze, certo, anche rilevanti, tra i paralleli istituti di riforma.

La differenza, decisiva, a favore del progetto Alfano, sta nel fatto che la distinzione delle funzioni è un istituto ordinamentale che rimane iscritto nel sistema della magistratura unificata e, quindi, non fonda quella diversa cultura del processo accusatorio a cui è connaturata, come elemento imprescindibile, la parità delle parti della difesa e dell’accusa davanti al giudice e l’estraneità di questo rispetto alle due parti.La separazione delle carriere, obiettivo primario da oltre un ventennio degli avvocati dell’Unione delle Camere Penali, cambia completamente quel sistema, segna la fine della concezione paternalistica della giustizia affidata al giudice nella sua doppia veste di accusatore e giudicante, istituisce un nuovo ordine dei rapporti nel processo dando attuazione, finalmente, ai principi del rito accusatorio e del giusto processo secondo il rinnovato dettato costituzionale.Ed è una forma di «organizzazione» della magistratura che non implica affatto (come la magistratura associata ripete, ormai, con l’ossessività un mantra) la sottomissione del pubblico ministero all’esecutivo: nel progetto Alfano, come in quello Boato, la garanzia di indipendenza dell’ufficio inquirente non è solo dichiarata ma è anche realizzata, in pratica, con l’istituzione del Csm dei pubblici ministeri.A proposito del Csm va detto, poi, che le differenze tra i due disegni di riforma sono naturalmente conseguenti alle diverse impostazioni dell’ordinamento della magistratura: alla distinzione delle funzioni corrisponde la divisione delle sezioni in seno ad un unico organo di governo, alla separazione delle carriere l’istituzione di due distinti organi, uno cui compete la carriera dei giudici, l’altro cui compete quella dei pm.

La rigidità con cui Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro hanno liquidato il disegno del governo fa a pugni con il diverso atteggiamento e le ragionate opinioni che sono venuti pure da esponenti della sinistra oltre che da quanti nell’opposizione, penso ai radicali di Marco Pannella, sono da sempre attenti ai diritti individuali e ai limiti dello Stato e da oltre vent’anni combattono per la conquista dei fondamenti del processo giusto nel nostro paese, a partire dalla separazione delle carriere dei magistrati.E, allo stesso modo, l’immediato arroccamento della magistratura associata guidata da Luca Palamara sulle barricate delle «reazioni epocali», erette prima ancora che si conoscessero i punti della riforma, stride con la condivisione dei principi basilari della riforma oggi in discussione che da anni accomuna i penalisti italiani associati e le migliori espressioni della dottrina penalistica, come Giovanni Conso.Stiamo a vedere chi vincerà: se saranno le menti critiche e aperte al dialogo, dell’una e dell’altra parte, o quelli del muro contro muro, del no pasaran, del tuttotranneberlusconi.Nel primo caso avremo, tutti quanti, finalmente, colto l’occasione storica di restituire vita al nostro sistema di giustizia.Nel secondo, morirà Sansone con tutti i Filistei.

Fonte:
http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?id=1704631&codiciTestate=1

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March 12, 2011 - Posted by | Uncategorized

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